Un nuovo quadro normativo per l’efficienza energetica degli edifici
Il Decreto Requisiti Minimi rappresenta uno dei principali riferimenti normativi per la definizione dei criteri tecnici legati alla progettazione energetica degli edifici e alla valutazione delle loro prestazioni in termini di consumi, efficienza e qualità energetica.
Il suo aggiornamento introduce un cambiamento significativo nelle modalità con cui vengono effettuate alcune verifiche previste dalla normativa, intervenendo sui parametri di calcolo che influenzano direttamente la progettazione degli interventi, la redazione della relazione tecnica prevista dalla Legge 10 e la determinazione della classe energetica riportata nell’Attestato di Prestazione Energetica – APE.
Le novità introdotte non riguardano quindi un singolo aspetto della progettazione, ma coinvolgono diversi ambiti del processo energetico dell’edificio: dalla valutazione dell’involucro edilizio e delle dispersioni termiche fino alla gestione degli impianti, ai sistemi di automazione e ai requisiti collegati alla mobilità elettrica.
Per i professionisti del settore il nuovo quadro normativo comporta un necessario adeguamento delle metodologie di lavoro, dei criteri di calcolo e degli strumenti software utilizzati, così da garantire che progettazione, verifiche energetiche e documentazione tecnica siano coerenti con le nuove disposizioni.
Ponti termici nell’edificio di riferimento: verifiche più approfondite
Una delle modifiche più significative introdotte dal nuovo Decreto Requisiti Minimi riguarda la gestione dei ponti termici all’interno dell’edificio di riferimento, cioè il modello teorico utilizzato dalla normativa come parametro di confronto per valutare le prestazioni energetiche dell’edificio reale.
L’edificio di riferimento non rappresenta un edificio fisico, ma un modello energetico standardizzato che consente di stabilire se le caratteristiche dell’immobile progettato rispettano i requisiti richiesti in termini di efficienza energetica. Proprio per questo motivo, ogni variazione nei criteri con cui viene definito incide direttamente sulle verifiche progettuali.
Con il nuovo decreto vengono introdotti criteri di valutazione più rigorosi attraverso specifiche tabelle dedicate ai ponti termici, rendendo più puntuale la considerazione delle dispersioni energetiche che si verificano nei punti di discontinuità dell’involucro edilizio, come ad esempio i collegamenti tra pareti, solai, coperture e serramenti.
Questa modifica può avere effetti concreti sia sulle verifiche energetiche previste dalla relazione tecnica Legge 10 sia sulla classificazione energetica riportata nell’APE, perché cambia il riferimento con cui vengono confrontate le prestazioni dell’edificio progettato rispetto al modello normativo di riferimento.
Superfici lorde come base di calcolo delle verifiche energetiche
Un altro aspetto chiarito dal nuovo Decreto Requisiti Minimi riguarda il criterio da utilizzare per la determinazione delle superfici di riferimento nei calcoli energetici degli edifici.
La normativa definisce in modo più esplicito l’utilizzo delle superfici lorde come base per le verifiche, introducendo un riferimento metodologico più uniforme per la valutazione delle prestazioni energetiche. Questo significa che i calcoli relativi ai requisiti energetici devono essere sviluppati considerando un parametro comune, riducendo possibili differenze interpretative nelle modalità applicative.
La definizione della superficie sulla quale effettuare le verifiche rappresenta infatti un elemento rilevante nella progettazione energetica, perché incide sui risultati dei calcoli e sul confronto tra le caratteristiche dell’edificio reale e i limiti previsti dalla normativa.
L’introduzione di un criterio più chiaro consente quindi ai professionisti di operare con maggiore uniformità nella fase progettuale, nella redazione della relazione tecnica prevista dalla Legge 10 e nella valutazione complessiva delle prestazioni energetiche dell’edificio.
Ampliamenti e cambi di destinazione d’uso: nuove casistiche
Il nuovo Decreto Requisiti Minimi interviene anche sulla disciplina relativa agli interventi di ampliamento degli edifici e ai cambi di destinazione d’uso, introducendo maggiore chiarezza su alcune situazioni che negli anni hanno richiesto interpretazioni applicative da parte dei professionisti.
Queste distinzioni sono particolarmente importanti perché la classificazione dell’intervento incide direttamente sul livello di requisiti energetici da applicare e sulle verifiche tecniche da effettuare in fase di progettazione.
Tra le novità viene chiarito che il recupero di volumi precedentemente non climatizzati e alcune tipologie di ampliamento possono essere assimilati agli interventi di nuova costruzione quando superano determinate soglie dimensionali, individuate nel 15% del volume esistente oppure in 500 m³.
L’assimilazione alla nuova costruzione comporta l’applicazione di requisiti energetici più stringenti, perché l’intervento viene valutato con criteri analoghi a quelli previsti per edifici di nuova realizzazione.
Viene inoltre specificato che il semplice cambio di destinazione d’uso non comporta automaticamente la classificazione dell’intervento come nuova costruzione. La modifica della funzione dell’immobile deve quindi essere valutata considerando le condizioni previste dalla normativa e le caratteristiche complessive dell’intervento realizzato.
Trasmittanza e parametro H’T: aggiornamento delle verifiche
Il nuovo Decreto Requisiti Minimi modifica anche alcune modalità di verifica relative alle prestazioni dell’involucro edilizio, con particolare riferimento agli interventi di ristrutturazione di secondo livello.
La trasmittanza termica è il parametro che misura la capacità di un elemento edilizio – come una parete, una copertura o un serramento – di disperdere calore verso l’esterno: più basso è il valore di trasmittanza, maggiore è la capacità isolante dell’elemento considerato.
Con il nuovo quadro normativo, i limiti di trasmittanza vengono valutati considerando in modo più significativo l’effetto dei ponti termici, cioè quelle zone dell’edificio in cui si verificano maggiori dispersioni a causa di discontinuità costruttive o geometriche. Questo porta a una valutazione più aderente al comportamento energetico reale dell’edificio.
Viene inoltre rivista la verifica del parametro H’T, cioè la trasmittanza termica media dell’involucro edilizio, che rappresenta un indicatore complessivo delle dispersioni attraverso l’involucro. Per alcune categorie di intervento previste dalla normativa, il nuovo decreto introduce una semplificazione delle verifiche o ne prevede l’esclusione.
Queste modifiche incidono quindi direttamente sulla fase progettuale, perché richiedono un’analisi più precisa delle caratteristiche dell’involucro e un aggiornamento delle modalità di calcolo utilizzate nella verifica dei requisiti energetici.
Obblighi BACS per edifici non residenziali
Tra gli aggiornamenti introdotti dal nuovo Decreto Requisiti Minimi rientrano anche le disposizioni relative ai sistemi di automazione e controllo degli edifici, indicati con l’acronimo BACS – Building Automation and Control Systems.
Si tratta di tecnologie che consentono di monitorare e gestire in modo intelligente gli impianti presenti nell’edificio, ottimizzandone il funzionamento in base alle condizioni di utilizzo, alle esigenze degli occupanti e ai parametri energetici rilevati. Attraverso questi sistemi è possibile, ad esempio, controllare e regolare in modo più efficiente climatizzazione, consumi e funzionamento degli impianti.
Per gli edifici non residenziali dotati di impianti termici con potenza superiore a 290 kW viene introdotto l’obbligo di installare sistemi di automazione e controllo almeno di Classe B o superiore, a condizione che il tempo di ritorno dell’investimento – SPBT – risulti inferiore a sei anni.
L’introduzione di questo requisito punta quindi a favorire una gestione più consapevole ed efficiente degli impianti, non limitandosi alla scelta di tecnologie performanti ma intervenendo anche sulle modalità di utilizzo e regolazione dell’edificio nel tempo.
Infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici
Il nuovo Decreto Requisiti Minimi introduce anche specifici requisiti relativi alla predisposizione delle infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici negli interventi di nuova costruzione e nelle ristrutturazioni importanti.
L’obiettivo della norma è favorire l’integrazione tra edificio e mobilità sostenibile, prevedendo che gli immobili siano progettati tenendo conto della progressiva diffusione dei veicoli elettrici e della necessità di disporre di spazi e infrastrutture adeguati per la ricarica.
In particolare, per gli edifici residenziali di nuova costruzione con più di dieci posti auto viene prevista la predisposizione della canalizzazione necessaria per consentire, anche in un momento successivo, l’installazione dei sistemi di ricarica.
Questo significa che l’edificio deve essere progettato in modo da rendere più semplice un futuro adeguamento tecnologico, evitando interventi invasivi successivi e integrando fin dalla fase progettuale gli aspetti legati all’evoluzione dei consumi energetici e della mobilità.
APE e Legge 10: quali sono gli effetti concreti
Le modifiche introdotte dal nuovo Decreto Requisiti Minimi producono effetti diretti sulla progettazione energetica degli edifici e sulle modalità con cui vengono valutate le loro prestazioni.
L’aggiornamento dei criteri di calcolo e dei parametri di riferimento può infatti determinare differenze rispetto alle valutazioni effettuate con le precedenti metodologie, incidendo sia sulle verifiche energetiche previste dalla relazione tecnica Legge 10 sia sulla classificazione energetica riportata nell’Attestato di Prestazione Energetica – APE.
Per questo motivo diventa fondamentale che strumenti di calcolo e software professionali siano aggiornati al nuovo quadro normativo, recependo le modifiche introdotte e i riferimenti tecnici previsti, tra cui le norme UNI/TS 11300 e UNI EN 15193.
L’adeguamento delle procedure operative rappresenta quindi un passaggio necessario per garantire che progettazioni, verifiche e certificazioni energetiche siano sviluppate secondo criteri coerenti con la normativa vigente.
Un aggiornamento normativo che richiede un adeguamento tecnico
Il nuovo Decreto Requisiti Minimi rappresenta un passaggio rilevante nell’evoluzione della normativa energetica degli edifici, perché interviene sui criteri con cui vengono progettate, verificate e certificate le prestazioni energetiche degli immobili.
Le modifiche introdotte non riguardano quindi soltanto aspetti procedurali, ma incidono concretamente sulle modalità operative utilizzate dai professionisti, dai criteri di calcolo agli strumenti software, fino alla predisposizione della documentazione tecnica necessaria.
Per questo motivo sarà fondamentale adeguare metodi di lavoro, procedure e strumenti alle nuove disposizioni, così da garantire che progettazioni energetiche, relazioni tecniche e certificazioni siano sviluppate secondo criteri aggiornati e coerenti con il nuovo quadro normativo.